La minestrina di Laura Boldrini

La penso esattamente come Debora Billi: il discorso di insediamento di Laura Boldrini [come, peraltro, quello di Grasso] a noi è suonato come la consueta, noiosa zuppa retorica in cui la deputata ha fatto entrare tutto ciò che non si poteva non applaudire. Musica per le orecchie di un politicomane che, come il melomane a teatro, aspetta trepidando il do di petto del tenore per spellarsi le mani trascurando il resto dell’opera. Unico assente dal compito il classe di Laura era il Parlamento, stuprato per un anno e mezzo da banche e agenzie di rating: qualche parola in tal senso avrebbe oltretutto riscattato il centrosinistra dalle innumerevoli figure di merda collezionate in un anno e mezzo di appoggio “leale e responsabile” a Monti. La rivoluzione può attendere.

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