Vittime del bunga: Sara Tommasi e Grillo sul fondoschiena

di Debora Billi

Negli abissi di Internet spesso si tocca il fondo. E il fondo sono le avventure infinite di Sara Tommasi, con il suo -appunto- fondoschiena. Ogni giorno ne succede una, l’ultima è la faccia di Beppe Grillo tatuata sul culo.
Questo blog si chiama Bunga Radio, e ricorda con una datatissima e bellissima Anneka Di Lorenzo le ormai quasi altrettanto datate vicende del bunga bunga. “Sembra passato un secolo”, direbbe qualcuno.
Ma un secolo non è passato, e la Tommasi è ogni giorno lì a ricordarcelo. Lei è quel che rimane del bunga bunga ancora in Rete e in replica ogni giorno. L’unica delle vittime a scoprirsi ancora.
Vittime, sì: ogni volta che leggo di Sara Tommasi mi si stringe il cuore. Una ragazza stupenda, di sicuro intelligente, che ormai da anni viene manipolata, sfruttata, presa in giro, incartata con promesse e lusinghe. Il tutto, probabilmente condito dall’uso di chissà quali “materie prime” che persone premurose provvedono a fornirle in modo che resti nella sua condizione mentale di schiava confusa.
Sara Tommasi è un pupazzo vivente, una bambola sbattuta qua e là per gli interessi di qualcuno. Un bunga bunga permanente che dovrebbe servire a far prendere coscienza di misteriosi problemi finanziari a italiani che hanno solo nostalgia di culi, tette e feste a base di “burlesque”.
Crederò che il bunga bunga è finito quando non si parlerà più della povera Sara. Crederò che questo Paese può davvero cambiare quando smetteremo tutti di guardare l’ennesimo video della Tommasi ignuda davanti a un bancomat.
Oppure, dovrò pensare che la Tommasi è stata dapprima uno dei simboli dell’italietta berlusconiana da spogliarello, per poi diventare il simbolo dell’Italia devastata dai debiti e grecizzata a suon di donnine nude.
Non una bella prospettiva.

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2 risposte a Vittime del bunga: Sara Tommasi e Grillo sul fondoschiena

  1. diego ha detto:

    l’immagine dell’header cos’è?
    ciao e grazie

    • Roberto ha detto:

      Un dettaglio della locandina dell’edizione in lingua tedesca del film di Sergio Corbucci “Messalina, Messalina!”. In tedesco il titolo era stato tradotto “Messalina, Kaiserin un Hure” [Messalina, imperatrice e puttana].

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