Economisti, vil razza dannata

Leggendo le quotidiane esternazioni di certi economisti ho la conferma che l’economia è una pseudoscienza che, semmai, si appropria degli strumenti della scienza, come la matematica, le teorie probabilistiche o i computer, per escogitare nuovi e sempre più raffinati strumenti di tortura, ma che non evolve, e nella quale commettere due, tre o anche quattro volte lo stesso errore è altrettanto probabile che replicare lo stesso successo. E’ noto, in effetti, come l’economia e le religioni campino di superstizioni, profezie e sfere di cristallo. Un solo esempio? Leggetevi le previsioni degli “esperti” sulla “ripresa certa” del mercato immobiliare che hanno infestato i media asserviti dal 2008 in poi: ne avessero azzeccata una, questi strani alieni che senza indugi definirei astrologi falliti. Ebbene, dopo il ’68 ci fu il boom di Scienze Politiche e Filosofia; dopo il ’92, con Tangentopoli e Di Pietro superstar, fu il turno di Giurisprudenza; il mito di Gino Strada [massimo rispetto] lanciò Medicina e Chirurgia mentre il terzo millennio ha spedito in orbita Economia e Commercio. Ma un boom di Belle Arti o poesia mai, eh?

“La fede nell’astrologia è probabilmente più diffusa in Europa. Nel 2001, il 53% degli europei intervistati pensava che l’astrologia fosse “piuttosto scientifica” e solo una minoranza (39%) non la riteneva affatto scientifica. In un sondaggio del 2005, agli Europei è stato chiesto se ritenessero scientifici o meno certi argomenti, utilizzando una scala a 5 punti (con i valori più alti ad indicare un soggetto ritenuto maggiormente scientifico). Circa 4 intervistati su 10 (41%) hanno dato un punteggio di 4 o 5 all’astrologia, lo stesso punteggio assegnato all’economia. […] Le discipline che hanno più probabilità di essere considerate scientifiche dagli europei sono state la medicina (89%), la fisica (83%), la biologia (75%), la matematica (72%), l’astronomia (70%) e la psicologia (53%). La storia (34%) e l’omeopatia (33%) erano in fondo alla lista (Commissione europea 2005). Non esistono dati comparabili, relativi agli USA, sulle varie discipline.”

[fonte]

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