Gilioli contro Grillo, 0 a 1

Fra Alessandro Gilioli [che scrive: provaci!] e Beppe Grillo che evidentemente si è rotto i coglioni di essere paragonato di volta in volta a Mussolini, Bin Laden, Hitler, Stalin o alla Spectre e minaccia querele, va in scena la classica sfida tra galli, ma con una differenza: Grillo almeno ci ha provato a cambiare le cose spendendosi in prima persona, Gilioli si limita a distillare un brandy di buone letture e disapprova facendo no-no con la testa. Vince Grillo, senza dubbio: quelli che ci provano, e anche se falliscono, hanno sempre la mia simpatia di pigro e invidioso ex middleclass decaduto. Forse sono pronto per fare il giornalista.

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3 risposte a Gilioli contro Grillo, 0 a 1

  1. alessandro ha detto:

    Gallo a me? Ti querelo! 😉

    Scherzi a parte, vorrei che aldilà delle persone si prendesse posizione sul merito: giusto o no intimidire preventivamente giornalisti e blogger? Diverso o no da quello che facevano e continuano a fare i vari D’Alema, Renzi, Fioroni etc etc? Libertario o no parlare di rettitiche sui blog dopo che ci siamo tanto battuti contro (insieme al M5S, tra l’altro)?

    • Roberto ha detto:

      Alessandro, quando ero bambino (cioè -anta anni fa), proprio davanti ai giardinetti in cui giocavo a pallone avevano aperto un “negozio dei Carabinieri”, come lo chiamavano gli abitanti della zona Stazione di Lambrate: un bugigattolo in cui stavano una scrivania tarlata, una sedia scricchiolante, una macchina per scrivere e un carabiniere accaldato che raccoglieva denunce su denunce di mamme contro mamme, pedoni contro pedoni, signorine contro “screanzati”. Il collasso del tribunale milanese deve essere cominciato allora in quel “negozio dei Carabinieri”. Voglio dire che la denuncia (“Lei non sa chi sono io!”) è un vizio antropologico antico che contagia tutti, politici e non, e ho appena letto nel tuo blog l’ennesima riprova di ciò: il deputato Pdl contro il blogger del Post Viola; e ho letto anche la tua proposta per risolvere il vizio tutto italiano della denuncia facile e intimidatoria. Suggerisci di punire economicamente il denunciante che perde la causa, ma non sono d’accordo perché questo presuppone che il querelante sia assolutamente certo di avere ragione, e ciò significa da un lato trasformare il giudice in un notaio che si limita a attestare la fondatezza della tua denuncia, e dall’altro renderebbe onerosa la faccenda a chi non ha mezzi per risarcire il querelato. Proporrei una variante alla tua proposta: si può procedere con la querela solo se il fatto di cui si viene tacciati può costituire un reato (in altre parole, se ti do gratuitamente del ladro o peggio). Raccogliere firme per sostenere un emendamento non mi pare sia reato, quindi per come la vedo io che non sono giurista, l’azione legale non doveva nemmeno essere promovibile. Nella tua ipotetica legge potresti specificare che in casi come questo è sufficiente un smentita a cura dell’interessato (in questo caso il tizio del Pdl) sullo stesso blog che ha lanciato la notizia. Peccato per Grillo, ha perso una buona occasione per annunciare una riforma dell’istituto della diffamazione che consenta più libertà, non meno. E’ evidentemente sotto pressione, e lo posso capire: sta rischiando la morte per fama.
      Ciao,
      Roberto

      PS – Sono contrario alla pratica del combattimento tra galli [anche perché li imbottiscono di antibiotici] 😉 Cmq, la querela a mezzo Internet era abbastanza gettonata anche nelle prime Bbs milanesi: pareva quasi che alcuni si divertissero a andare in polizia “a sporgere denunzia”. Li faceva sentire protetti da un fratello maggiore in divisa.

  2. Debora B. ha detto:

    Alessandro, io ho già risposto sul tuo blog. Ho una querela ILVA che mi vola sulla testa, quindi figurati quanto sono contenta di queste belle iniziative ricattatorie.
    Vero è altresì che se mi dessero della nazi, della massona (LOL), della Bilderberg, della Stalin, alla fine smetterei di chiedere rettifiche e chiamerei l’avvocato anch’io. O forse no. Boh…
    🙂

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