Paesaggi berlusconiani

Non è il fotomontaggio di un graphic designer in acido, non è Gotham City né uno dei palazzi megalomani del fu dittatore romeno Nicolae Ceausescu. È l’imbocco dello storico e un tempo garbato Corso Como di Milano -oggi frequentato da personaggi inutilmente famosi alla Corona o alla Catherine Zeta Jones- dopo il passaggio di Gabriele Albertini, paesaggista di dubbio talento che, tuttavia, alcuni miei concittadini non abbastanza coglioni hanno voluto sindaco per ben due mandati di seguito. I danni che Pdl e Lega hanno inferto al paesaggio di Milano col silenzio assordante del Pd sono l’equivalente commendatizio, spendereccio e segaiolo di certe donnine di gomma, esibite -oggi perlopiù nei processi- con lo stesso buongusto del clacson anni ’60 che suonava La Cucaracha. Porvi rimedio sarebbe ormai impossibile se non utilizzando il nucleare tattico per radere tutto al suolo, ma se intanto vivete in un bel paesaggio e avete intenzione di votarli, almeno sappiate a cosa andate incontro. Ora avete il know-how per fare prevenzione primaria.

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