Il Papa a Milano

In questi giorni Milano è opprimente: cestini rimossi [potrebbero esplodere], cecchini sui tetti, tombini sigillati, strade chiuse. Sua Santità è riuscito persino a fare il miracolo di cambiare numero di linea e rotta al mio tram: davanti si chiama ancora 24, di lato invece è diventato il 15. Credendo di salire sul primo mi sono ritrovato sul secondo e ho rischiato di finire a Rozzano [nulla da vedere, non scomodatevi] invece che dietro casa in Porta Romana. A Bresso, anonima cittadina dell’hinterland che fu relativamente famosa durante il Ventennio per il suo aeroporto militare e domani per le indulgenze plenarie, vige il coprifuoco sul percorso di Benedetto XVI: via le macchine e giù le tapparelle. Milano obbedisce, i tram si muovono con andatura cardinalizia, la soggezione è evidente. Ancorché appannato e beccato dai corvi, l’archetipo resiste.

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