I terremotati

I terremotati è una definizione sinistramente efficace ma che non mi piace. Queste persone del tutto normali e ignorate, fino a ieri cittadini, amici, lavoratori, o semplici diventano qualcos’altro, perdono lo status e finiscono dritti per diventare un costo, un peso, qualcosa di cui sbarazzarsi obbligandoli ad assicurarsi, per esempio, proprio contro il terremoto [è l’ultima trovata di Mario Monti]. Nelle ultime ore Twitter lancia accorati appelli per chiedere che la parata del 2 giugno venga soppressa e il denaro trasferito in Emilia come aiuto alla ricostruzione. Idem per la visita papale a Milano [costo stimato a carico del Comune, 10 milioni di euro]. Per la carnevalata del 2 giugno non so, ma per quanto riguarda il tour milanese di Ratzinger qui in città ci si aspetta un ritorno di 56 milioni di euro spesi al bar, al ristorante, in albergo [i pellegrini avranno potranno anche usufruire di un kit all-inclusive da 540 euro, tipo Smartbox]. E vorresti rinunciare a tanto bendiddio per mandare quattro spiccioli a una regione di gente che nemmeno conosci e dove sono crollati capannoni “moderni”, tirati nei ruggenti anni Settanta e Ottanta su fin troppo spensieratamente in virtù del fatto che, in zona, l’ultimo terremoto degno di nota risale al 1570 e quindi “nessuno poteva immaginare”? La monarchia vaticana è il più grande tour operator del pianeta: ogni volta che un Papa si muove si movimentano milioni di euro in indotto turistico. I terremotati aspetteranno.

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