Un paese cencioso

Fino all’ultima guerra, l’Italia era un paese agricolo al 75 percento. Nel 2012 trasciniamo ancora come una catena la grettezza, la paura, la diffidenza contadina di cent’anni fa, la sudditanza al latifondista. Chiediamo favori col cappello in mano scambiandoli per diritti, la paura della fame l’abbiamo scritta dentro e non importa che lavoro facciamo né il nostro grado di istruzione: la mentalità servile è ferma al Medioevo, al rubacchiare tutto il possibile perché “chissà se mangeremo domani”. Vestiamo stracci cinesi e ragioniamo da mezzadri, da cani randagi, da briganti. È una condanna genetica, una fame atavica. “Sembriamo chissà che, ma poi siamo sempre lì a grattare la rapa da sotto la terra”, chiosa la Cici.

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Una risposta a Un paese cencioso

  1. Maestrina ha detto:

    “chiediamo diritti col cappello in mano scambiandoli per favori”
    tsk, me fai lavorà… 😛

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