Giovanni Falcone

È un ricordo vago. Le sue apparizioni da Maurizio Costanzo e la foto con Borsellino, cioè uno di quei colpi di fortuna che capitano una volta sola nella carriera di un reporter. “Chi sono i mafiosi? I mafiosi sono gente che comanda con gli occhi”: sapore di lunghi primi piani, alla Sergio Leone, sulla faccia di cemento di Clint col sigaro in bocca e il poncho appena sollevato sulla Colt. La notizia dell’attentato, la voce del giornalista di Radio Popolare che telefona all’ospedale di Palermo: “Come sta il dottor Falcone?”. “E’ andato via”. “Via dove? Dov’è andato?”. “In paradiso”. Click. Un giorno la Boccassini, che collaborò a lungo con Falcone, raccontò che il suo maestro insisteva su un punto: “Segui i soldi e troverai il mafioso”. Perché al processo devi portare prove, documenti, estratti conto, non teoremi campati in aria. La mafia è banale e cattiva, vive per far soldi, darle la caccia dev’essere tecnicamente noiosissimo e umanamente stressante. Ma se vinci, abbiamo vinto tutti un pezzettino di libertà in più. Falcone vive nell’opera dei suoi allievi, nulla è perduto.

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