Buon appetito

Ieri, 1 maggio, gli autobus andavano fino alle sette e mezza, e mi è toccato prendere la macchina per andare a trovare la Cici. Odio guidare, preferisco se lo fa un altro intanto che leggo un libro, e perciò amo follemente i mezzi pubblici; ma ieri m’è proprio toccato. A un certo punto imbocco una via stretta, alberata e molto graziosa in zona universitaria, e 50 metri avanti a me scorgo due cornacchie in mezzo alla strada che sembrano pomiciare becco-a-becco. È una sorpresa. Anche vicino a casa nostra vive una famiglia di quegli uccelli, ma sono sempre incazzati e fanno paura perfino ai gatti da combattimento del quartiere (perlomeno a quelli non ancora finiti sotto un’auto). Sto per raggiungere i due spaventapasseri intenti a tubare piuttosto che azzuffarsi coi felini, e mentre il mio paraurti si avvicina a 40 km/h mi assale un dubbio: anche in quei bastardi attaccabrighe ladri di uova alberga un cuore? Comincio a rallentare. Arrivo a venti metri, poi dieci, cinque, finché metto a fuoco la scena: non stanno facendo sesso, stanno spolpando la carcassa di un piccione spiaccicato. I due beccamorti, scocciati, si fanno da parte e mi lasciano passare senza scomporsi troppo. Li supero, guardo nello specchietto: li vedo zampettare e rimettersi a banchettare avidamente dopo che questo rompicoglioni su una Punto del ’99 gli ha finalmente levato le ruote dal tavolo.

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