La dentiera dell’Apocalisse

Sono in piedi in metrò, l’ombrello appeso al braccio destra, con la sinistra reggo un libro – scritto male – che parla della musica nell’Apocalisse di Giovanni. Il tizio seduto esattamente davanti a me su un sedile della fila laterale, ma proprio qui davanti ai miei occhi, si sta accomodando la dentiera. La regge fra i pollici e gli indici e la muove qua e là. Lo guardo da sopra il libro, mi sposto di lato ma subito mi rammarico di aver dato l’impressione di un disgusto che non provo affatto (è già abbastanza sfigato per non avere più i suoi denti), mi sento come uno di quei signori ingrigiti che borbottano contro le maniere incivili degli altri. Eppure sono assuefatto alle dentiere. Mia mamma la portava malvolentieri, se la toglieva spesso e aveva imparato a masticare anche senza; mio padre la detesta ma si rassegna. A me ancora non serve. Insapono e faccio il bagnetto ai miei denti due volte al giorno.

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