Ancora Ciaikovski, acciughe e scarola

Ciaikovski, ancora lui. Ciaikovski da ascoltare con le acciughe col cappero nell’insalata scarola: un trinomio perfetto. Il secondo tempo della Terza è il più riuscito movimento di una non del tutto riuscita sinfonia di Ciaikovski, un valzerino zoppicante che inizia con un grazioso trio di flauto, clarinetto e fagotto su un pizzicato degli archi, una strumentazione leggera, da camera. Ma a 48 secondi dall’inizio la discreta compostezza del trio va a farsi benedire e irrompe la massa dei violini a vele spiegate col tipico, travolgente lirismo caratteristico dell’inquieto, fragile Ciakovski, Toro del 7 maggio (e omosessuale in un’epoca in cui era cosa tutt’altro che tollerata). Un tempo, questo genere di passionalità musicale veniva chiamato “urgenza espressiva”; a me però non piace molto, sa di spasmodica ricerca di un gabinetto.

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