Il cucchiaino che uccide

Osservo il tizio in piedi poco distante da me e penso: “Figlio unico o primogenito”, un uomo non vecchio, però un paternalista vecchio stile, quasi certamente cresciuto con una madre incapace di dire no. Sono nel mio ufficio (cioè al bar), e due tavoli più in là una bella donna sui 40 picchietta con l’indice sul culo di una boccetta dalla quale piovono gocce di medicinale dentro un bicchier d’acqua. Le conta mentalmente, non fiata. Il marito la osserva in silenzio, ma è chiaro che non vede l’ora. Infatti, quando lei fa roteare il bicchiere a mezz’aria per miscelare acqua e medicina, nelle mani di lui – zip! – si materializza un cucchiaino: “Usa questo”, le intima facendo il gesto di infilare l’attrezzo nella pozione. Lei, visibilmente infastidita, sposta il bicchiere con un gesto brusco e fa no-no con la testa. Lui la guarda interdetto, secondo me pensa: “Ma non è logico, il cucchiaino è più efficiente, cretina…” Lei non se lo fila di striscio e continua a shakerare: forse ha perso la guerra, ma oggi ha vinto una microscopica battaglia di emancipazione. L’altro giorno leggevo che ogni tre giorni, in Italia, una donna viene assassinata dal partner. Probabilmente tutto comincia con un cucchiaino rifiutato.

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