Midnight in Paris

A me non è dispiaciuto, anche se non lo collocherei fra i migliori in assoluto di Woody Allen. Superata la forse un po’ troppo lunga sfilata iniziale di cartoline parigine in technicolor – Allen cerca di ritrovare Washington Square e il jogging a Central Park ovunque vada -, ecco il collaudato campionario di caratteri: lo scrittore imbranato e la tenera francese che lo salverà da una fidanzata californiana nevrotica che se la fa con l’amico professore saccente. La morale della storia, raccontata con garbo e condita con alcune battute divertenti, è condivisibile: devi vivere nel presente, perché mitizzare il passato, col rischio di trasformare i grandi nomi della cultura in macchiette di un teatrino immaginario, ti fa perdere ciò che la vita ha di bello da offrirti qui e ora. Guardabile, buona musica retrò, 7 e mezzo. Carla Bruni? Fa quello che può, ma non è uno dei motivi per andarlo a vedere.

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